Il web è diventato uno strumento di comunicazione molto potente. Perché permette a qualsiasi persona di comunicare i propri pensieri, la propria conoscenza, i propri dati, permette di fare operazioni complesse e accedere a servizi in modo veloce. Insomma il web oggi è non solo un canale di comunicazione, ma il canale per comunicare.

La centralità delle persone nel contribuire alla formazione della conoscenza collettiva è la base della notissima WIKIPEDIA: l’enciclopedia web per antonomasia. Wikipedia esiste perché gli utenti liberamente e gratuitamente pubblicano il loro sapere e lo rendono accessibile a tutti.

Qualcuno dirà “Ma queste informazioni non sono attendibili. Su internet ci sono un sacco di cavolate.”.

E’ vero, perché ci sono tante persone poco informate e superficiali, e il web non è altro che lo specchio della nostra società. Ma Wikipedia ha l’aspirazione, forse utopica, di fondarsi e richiedere correttezza e adesione ad un’etica della condivisione delle informazioni che comunque vengono controllate da una redazione.

La conoscenza condivisa è un tema che da poco tempo è discusso tra chi si occupa della gestione dei rischi e delle emergenze. Esempi nazionali sono pochi, perché ancora non è chiaro cosa significhi il web 2.0, come possano essere utilizzati i social media e le piattaforme di condivisione dei contenuti. Molto spesso, qui nel nostro paese, usare i social media si traduce nell’aprire una pagina o un gruppo su facebook. Ma non è così. A mio Parere non è assolutamente così.

Alcuni esempi di chi sta ragionando su questi temi.

Il professor Tucci – presidente dell’Associazione Italiana Esperti Infrastutture
Critiche-AIIC, ordinario di sistemi per l’elaborazione dell’informazione alla Facoltà di Ingegneria
dell’Università di Roma Tor Vergata -, che in un recente intervento afferma: “È necessario un forte salto di qualità: va migliorata la prevenzione e la gestione dei fenomeni estremi che negli
ultimi anni si sono acuiti. Serve un forte impegno nell’uso di paradigmi gestionali rigorosi e di strumenti e metodi dell’informatica e delle telecomunicazioni. Lo sviluppo delle reti sociali, del WEB 2.0, la diffusione delle reti wireless sia terrestri che satellitari possono, in uno sforzo di cooperazione, aiutare a rendere più tempestivi e mirati interventi di prevenzione e di soccorso.”

O più modestamente, l’autrice di questo articolo e ideatrice del progetto, che ha illustrato alcune esperienze italiane al web 2.0 expo di New York nello scorso novembre sostenendo la necessità di Building Civil Protection 2.0.

Torneremo spesso su questo tema, anche perché questo progetto ha come obiettivo il sensibilizzare persone, associazioni e istituzioni su questi temi del web partecipativo e della prevenzione e gestione dell’emergenza.

Pubblicheremo articoli e risorse utili per cercare di creare un base comune di conocenze e trovare le soluzioni migliori.

Stay Tuned.

Elena Rapisardi

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